Latest Album

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut rhoncus risus mauris, et commodo lectus hendrerit ac.

banner
RORY ROLLINS

Blog

Spacca l’Infinito, il nuovo libro di Piero Pelù: un viaggio nella musica e nella vita

Non c’è due senza tre e così Piero Pelù ha pubblicato il suo terzo libro “Spacca l’Infinito” nato durante la pandemia per sopperire all’impossibilità di portare live il suo nuovo album.

Il “romanzo” racconta la vita del rocker: ricordi d’infanzia, di palco, d’amore e d’esperienza. Il titolo già contenuto nel brano “Gigante” tratto dal suo album “Pugili Fragili” (“Tu sei il re di tutto e di niente… gigante, Spacca l’infinito e rubagli un minuto al mondo”) è un vero e proprio invito a non perdere stupore e la fiducia in un universo dove tutto, a saperlo ascoltare, canta insieme a noi.Piero Pelù il rocker, l’attivista, l’anarcoide, il brado, Piero Pelù il cantante, “el diablo”, il pugile, il gigante: ebbene, dimenticatevi tutto questo e preparatevi a partire. Sì, perché in questo libro P. scende dal palco, spegne i riflettori e ci invita a viaggiare insieme a lui, con il coraggio di aprire la porta della memoria e di avventurarsi fino a dove tutto ha avuto inizio. E appena si ferma per un momento a riposare, ecco che accanto a lui appare un ragazzino intraprendente, originale, pieno di domande. Seguendo il dialogo tra l’uomo e il bambino attraversiamo la storia italiana – dalle trincee della Prima guerra mondiale agli anni del Fascismo, da quelli della Guerra fredda fino al disorientamento dei nostri giorni – e quella di un ragazzo pieno di sogni, che in uno scantinato sul Lungarno ha cominciato a credere in se stesso e da allora è andato lontano. A ogni pagina incontriamo personaggi indimenticabili, sorridiamo, ci commuoviamo, e ogni volta che cala la sera sentiamo di aver raggiunto una consapevolezza nuova: chi non si arrende riesce sempre a conquistare ciò che conta davvero; chi sa affrontare le difficoltà con determinazione e ironia non ne esce mai davvero sconfitto, e se anche imbocca una strada sbagliata, quella lo porterà a scoprire qualcosa di sorprendente. Ma soprattutto, questo libro ci racconta una vita vissuta al fianco di una delle innamorate più esigenti: la dea musica, che va amata e alimentata ogni giorno, perché la routine è la sua peggiore nemica. E perché la musica, come l’amore, è uno dei modi più strepitosi per cambiare il mondo. Al bambino che è stato P. confessa: “Se mi fossi dimenticato di te non sarei stato felice nemmeno un minuto”. Così Spacca l’infinito non è solo il verso di una canzone, ma anche l’invito rivolto a tutti a non perdere lo stupore e la fiducia in un universo dove tutto, a saperlo ascoltare, canta insieme a noi.Citazioni da questo libro:

(…) ho capito che Itaca, Beatrice, il pastore errante dell’Asia, gli ossi di seppia, d’autunno le foglie, la Toccata e fuga in re minore e la trigonometria sono tutti un po’ la stessa cosa: attaccamento e amore per la vita raccontato da punti di vista, da esperienze profonde, da viaggi mentali totalmente diversi e solo apparentemente disconnessi.

Fu sul sedile posteriore della macchina più floreale che avrebbe mai visto nella sua vita – anche se lui ancora non lo sapeva –, in braccio a una tenera ragazza che profumava di patchouli ed erbe misteriose – ma anche questo lui non lo sapeva ancora – che Piero imparò una delle lezioni più importanti della sua vita: i diversi, gli “inutili”, gli strani, gli ultimi secondo la società dei “normali”, spesso sono gli unici disposti a darti una mano quando sei nella merda fino al collo.
Fu così che P. scoprì il fascino e la scomodità dei rischi del viaggio.

Intanto, prima di Pietro e Giovanni, a Guglielmina era arrivata a casa la notizia che un ragazzo era morto poco lontano da lì. Era steso per strada in una pozza di sangue, se ucciso dai partigiani o dai tedeschi nessuno sapeva dirlo. E nessuno aveva nemmeno il coraggio di andare a vedere chi fosse per paura del cecchino. Ma la corporatura, l’altezza, i capelli, tutto diceva che quello era suo figlio Giovanni. Quando lo vide arrivare sulle sue gambe, la Guglielma pensò di essere impazzita per il dolore. Ma quando lo abbracciò, capì che era solo felicità quella che le stava facendo scoppiare il cuore. (E finché potrà, Giovanni continuerà ad andare sulle Apuane alla tomba di quel ragazzo che non era lui e con il quale, non saprà mai dire bene il perché, si sentirà per sempre in debito).

Il suo primo viaggio in treno verso la Francia era stato davvero elettrizzante. Tutte quelle ore da riempire con libri da leggere, partite a carte con suo fratello, esplorazioni su e giù per i vagoni; le cuccette che l’addetto aveva sganciato dalle pareti dello scompartimento; addormentarsi facilmente con il rollio del treno e il ticchettio della tendina che sbatteva nel finestrino: era stato tutto così fantastico, che se gli avessero detto che la vacanza era il viaggio e basta e ora si saliva di nuovo su un treno e si tornava a Firenze, a lui sarebbe andato bene lo stesso.

Non è assurdo come certe volte sia impossibile distinguere la fantasia dalla realtà? Sapere cosa sia sogno e cosa vita vissuta, personaggi immaginati e persone reali?

Essere nomade per spirito, per lavoro, per scelta, significa sentirsi a casa in ogni parte del mondo. Perché il mondo è la casa di tutte le case.

No Comments

Post a Comment