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RORY ROLLINS

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Incontro con Pino Scotto – storia e pensieri del rocker piû duro e puro d’Italia

Complice la fine del lockdown, abbiamo incontrato il rocker partenopeo a Bellinzona per il suo  concerto acustico dove, accompagnato solo dal suo chitarrista, oltre al proprio  repertorio, si è esibito in cover blues sorprendendo i fortunati presenti con interpretazioni cariche di pathos.
Il tuo 21esimo album, Dog Eat Dog, rispetto ai tuoi album precedenti, che disco è?
Si può dire quasi che è un sequel dei precedenti. Ormai saranno più di 15 anni che ogni due anni faccio uscire un album e poi me ne vado in giro per un anno e mezzo in tour. Gli altri sei mesi ritorno in studio e ne registro uno nuovo. Già dopo l’album Live For A Dream mi era ritornata questa voglia di hard rock, così è nato Eye For An Eye. Con quest’album mi sono voluto spingere oltre, perché ho voluto fare 11 tracce un po’ come si faceva negli anni ’70. Ho scritto tutto quello che mi veniva, senza nessun condizionamento. Questo è l’album più libero di quelli che ho fatto fino ad oggi, anche per come l’ho affrontato; gli altri album avevano sempre un po’ di stress, questo invece l’ho fatto in piena calma.

Don’t Waste Your Time è un brano molto personale. Provi nostalgia per il passato?
No perché non ho mai perso tempo nella mia vita. Sono andato sempre a duecento all’ora. Ma dopo una serie di eventi, sono tornato un po’ sulla retta via. Ho smesso con gli eccessi, ho smesso di bere come non so ché. E non dico che ho smesso di fumare, però ho ridotto anche le sigarette.

Nel brano racconti cosa succederebbe se Dio decidesse di riversare sull’umanità la sua rabbia e all’uomo non restasse più molto da vivere. Insomma, sembra raccontare i tempi che stiamo vivendo, non credi?
Vuole essere un consiglio per i più giovani, a non perdere più tempo nella vita. Chissà per quale motivo uno se ne accorge sempre quando sono già passati gli anni. Anche a me, quand’ero giovane, mi dicevano sempre queste cose. Tu pensi che abbia mai ascoltato qualcuno di questi consigli?

Hai sempre detto con fierezza che hai lavorato per 35 anni in fabbrica. Dici che ai giovani artisti d’oggi manca rimboccarsi le maniche?
Sicuramente. Ormai è tutto più facile per loro, ma la vita non è poi così facile. Questi talent hanno rincoglionito completamente le nuove generazioni. Innanzitutto hanno fatto capire che andando lì sia tutto rose e fiori, invece questi programmi fanno dei danni irreparabili. Loro ti usano, ti succhiano il sangue. In giro per l’italia ne ho conosciuti tantissimi di questi ragazzi e la maggior parte di loro è ancora in analisi. Lì dentro ti fanno sentire delle star, ma quando escono da lì si rendono conto che sono solo tutto fumo. Io queste cose le dico da vent’anni su RockTV. È come la politica, no? Tu a certa gente gli dici le cose, ma non capiscono. Non per niente siamo il Paese più ignorante d’Europa.

In One Wold One Life parli del miracolo della vita, di tuo figlio.
L’ho dedicata a Bryan. Quando è nato, mi ricordo, l’ho preso in braccio e ho pianto per un’ora. One Wold One Life racconta quello che ti succede quando nasce un figlio

Il rock quindi può essere anche sentimentale.
Assolutamente sì. Le ballad più ascoltate e con i testi più belli di tutti i tempi, le hanno scritte le band rock. Ma poi, sentimento cos’è? Io lo intendo un po’ come la politica. Tutti dicono rossi, gialli, centrodestra, centrosinistra. Per me esistono solo due tipi di musica: la musica e la musica di merda. Ad esempio c’è del pop fatto con classe, fatto bene e al contrario, anche nel rock c’è un sacco di fuffa. Un sacco di roba da buttare via. Quello che dico sempre ai ragazzi: ascoltate tutto prima di dire cosa vi piace.

Visto che parliamo di rock, non posso non citare Vasco Rossi. Per lui non hai avuto parole dolci in passato, sei rimasto della stessa idea?                                                                                                                                                                Io sono stato uno dei più grandi fan di Vasco, fino a Liberi, liberi. Poi anche lui, come tutti gli altri, non ha fatto più un disco decente. Io non ho mai parlato male di Vasco come artista, io ho solo detto che questa gente non si è mai esposta. Questi hanno talmente tanti fans che avrebbero potuto esporsi e dire la loro. Non l’hanno mai fatto. Quando taci, tutti pensano che va bene così. Io purtroppo non riesco a mettere in moto il cervello prima di aprire la bocca, sono sempre stato fatto così.

Eppure la tua spontaneità ha avuto fortuna.
Certo, ma perché mettersi una maschera? Perché lavarsi dieci facce tutte le mattine? Io me ne lavo una sola. È così comodo.

C’è un forte momento di sofferenza artistica in Italia?
Quello che mi spaventa non è Ultimo o Sfera Ebbasta, ma i ragazzini che li ascoltano. Anche per i testi che scrivono, anzi, le stronzate che scrivono. Questa è una cosa che mi fa paura. Io, se fossi lo Stato, interverrei su queste cose e non è dittatura. Questi ragazzini, che continuano ad ascoltare questa merda, questi coglioni che dicono queste cazzate, come cresceranno? Crescono senza valori, senza senso, senza anima. E sì, tutto questo si vede anche dalla musica che ascoltano. Adesso in Italia, o c’è il pop più becero oppure ci sono questi trapper che si mettono a parlare di cocaina e altre stronzate. Sesso qua, sesso là. Ancora ti pisci a letto, ma quale sesso.

Il mondo è insorto per delle tue recenti dichiarazioni sul mondo dell’indie e su Tommaso Paradiso. In Italia non riusciamo più a fare neanche musica leggera?
Io per primo mi lamentavo quando sentivo Claudio Villa, quelle robe lì, ma almeno quelli cantavano. Avevano delle voci eccezionali. Adesso non sono più capaci di scrivere una canzone e la maggior parte è messa malissimo a intonazione. In più, manca lo sforzo di modernizzarsi. Guarda il socio di Malgioglio, Achille Lauro, che si cambiava i vestiti ogni cinque minuti. Tanta gente dice: “È uno diverso. Lui si veste, si cambia”. Ma che cazzo me ne fotte a me che si cambia questo. Vada a fare le sfilate. Io parlo sempre di musica e musicalmente non c’è niente sotto. Non c’è sostanza. Poi da quando non si vendono più dischi le etichette discografiche non investono più una lira, e qualcuno su cui varrebbe la pena di investire, non viene considerato. Si sono fatti i loro programmi e i loro talent show perché sanno che almeno quando finiscono quattro dischi li vendono.

Se hai voglia di cambiare le cose, potresti fare il giudice di un talent.
Ma se me lo facessero fare come voglio farlo io, lo farei anche gratis. Solo musica originale, niente cover, niente karaoke. E soprattutto, sapendo chi sono gli altri giudici che vengono lì con me.

Non lo faresti, quindi, accanto ad Achille Lauro?
Assolutamente no.
(Intervista di S. Molinari)

Pino nasce Giuseppe Scotto Di Carlo a Monte di Procida, provincia di Napoli, l’11 ottobre 1949 sotto il segno della Bilancia. A diciassette anni lascia il paese natìo per trasferirsi in città, a Napoli, e iniziare la sua carriera nel mondo della musica.

Dopo aver svolto il servizio militare a Milano, fonda i Pulsar, un gruppo southern rock, prima di passare come cantante ai Vanadium, una delle band hard & heavy più importanti d’Italia negli anni Ottanta. Con la band pubblica otto album e si fa conoscere sia in Italia che all’estero.

Con il fallimento della loro etichetta, la Durium, i Vanadium passano alla Green Line e rendono il loro sound più vicino a quello del metal statunitense. L’album che ne viene fuori, Seventheaven, non ottiene però grande successo.

Dopo questo flop, Pino lascia la band e pubblica il suo primo album solista, a inizi anni Novanta, in italiano: Il grido disperato di mille bands.

Dopo un’altra breve parentesi (italiana) nei Vanadium, torna alla carriera solista e pubblica album come Datevi fuoco (lo Scotto da pagare) che contiene  Come noi con J-Ax e gli Extrema, Dio del Blues con le Vibrazioni e Predatori della notte con Enrico Ruggeri, e Buena Suerte dove spicca l’incontro con Caparezza nel brano Gli Arbitri ti Picchiano.

Interessante nel 2014 l’album Vuoti di memoria, che comprende cinque cover in italiano, un brano inedito in italiano, uno in inglese e cinque cover internazionali. In questo disco trovano spazio brani di Renato Rascel, Luigi Tenco, Franco Battiato e altri. Come ospiti non mancano grandi nomi come Blaze Bayley, Fabio Trevers, Maurizio Solieri, Ricky Portera e altri.

Negli anni Duemila si è fatto conoscere, oltre che per la musica, anche per la conduzione di un programma su Rock Tv, Database, in cui ha spesso attaccato i protagonisti del mondo della musica e non solo.Sai che…
– Sulla vita privata di Pino Scotto non si sa molto. Negli anni Settanta si è sposato e ha avuto un figlio, Brian.
– Ha cantato in un gruppo blues rock chiamato Gli Ebrei.
– Ha partecipato al Monsters of Rock negli anni Novanta, dividendo il palco con band come i Black Sabbath, i Megadeth, gli Iron Maiden e i Pantera.
– Negli anni Duemila ha cantato anche nel gruppo Fire Trails.
– Tra i suoi artisti preferiti ha più volte citato gli AC/DC, i Beatles, i Deep Purple, Bruce Springsteen, i Led Zeppelin, Jimi Hendrix e i grandi cantautori italiani come Franco Battiato, Francesco Guccini, Fabrizio De André, Rino Gaetano, Lucio Battisti.
– Ha dichiarato più volte di aver lavorato gratis su Rock Tv e di aver lavorato per 35 anni in fabbrica, facendo della musica più una passione che una professione.
– Segue il calcio, seppur non con grande passione. È un tifoso del Milan.

Pino Scotto Official Site

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